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Omega Horeca

Norme e obblighi

Aprire un ristorante: SCIA, requisiti e le pratiche da fare

Il permesso non è uno solo: è una catena. Qui c’è l’ordine in cui si fanno le cose e chi le riceve.

5 minuti di lettura Aggiornata al 21 settembre 2026

In breve

  • La SCIA si presenta al SUAP del Comune: è una segnalazione, quindi l’attività parte, ma se manca un requisito l’attività si ferma dopo.
  • I requisiti professionali si dimostrano in uno dei tre modi previsti: corso SAB, esperienza, titolo di studio.
  • La notifica sanitaria all’ASL è un adempimento a parte e serve a registrare il locale.

Aprire un locale di somministrazione non richiede più, nella maggior parte dei casi, una licenza rilasciata prima: si presenta una SCIA — Segnalazione Certificata di Inizio Attività — e si comincia. Il che non vuol dire che si possa cominciare senza avere le carte in ordine: la SCIA dichiara che i requisiti ci sono, e chi controlla verifica dopo.

Le regole locali contano quanto quelle nazionali: orari, distanze, dehors e insegne li decide il Comune. Quindi la prima telefonata è sempre al SUAP del tuo Comune, e le righe qui sotto servono a sapere cosa chiedere.

01I requisiti: morali e professionali

I requisiti morali riguardano la persona: condanne, misure di prevenzione, situazioni che impediscono di esercitare. Valgono per il titolare e, nelle società, per chi ha la rappresentanza.

I requisiti professionali si dimostrano in uno di questi modi, alternativi fra loro:

  1. 1Il corso professionale per la somministrazione di alimenti e bevande (quello che tutti chiamano SAB o ex REC), riconosciuto dalla Regione.
  2. 2L’esperienza professionale: aver lavorato per un certo periodo, negli ultimi anni, nel settore alimentare — come dipendente qualificato, come socio lavoratore o come coadiuvante familiare. Durata e finestra temporale sono fissate dalla norma e vanno verificate nella versione vigente.
  3. 3Un titolo di studio attinente: diploma o laurea con materie di alimentazione, ristorazione o amministrazione delle imprese di ristorazione.

02Le pratiche, nell’ordine

  1. 1

    Partita IVA e iscrizione al Registro imprese

    Codice attività corretto (somministrazione, non commercio al dettaglio) e iscrizione alla Camera di commercio.

  2. 2

    Verifica urbanistica del locale

    Destinazione d’uso compatibile, agibilità, requisiti igienico-sanitari dei locali. Si guarda PRIMA di firmare il contratto d’affitto: un locale non idoneo non si sistema con una pratica.

  3. 3

    SCIA al SUAP

    La segnalazione di inizio attività di somministrazione, con dentro i requisiti e i dati del locale.

  4. 4

    Notifica sanitaria all’ASL

    La registrazione dell’attività alimentare prevista dal Reg. CE 852/2004: di norma passa dallo stesso portale del SUAP.

  5. 5

    Le pratiche che si scoprono dopo

    Insegna, occupazione di suolo pubblico per il dehors, impatto acustico, scarichi e canna fumaria, rifiuti, diritti d’autore per la musica.

03Le sei cose che nessuno ti dice all’inizio

  • La canna fumaria. Se cucini, serve; e il diritto di installarla su un edificio condominiale non è scontato. È il motivo per cui certi locali diventano bar.
  • L’impatto acustico. Serve una valutazione se hai impianti rumorosi o musica: il Comune la chiede e i vicini la invocano.
  • Il dehors. L’occupazione di suolo pubblico è una concessione a parte, con un canone e regole su arredi e ingombri.
  • La musica. Diffondere musica richiede il permesso degli aventi diritto: SIAE per il diritto d’autore e i diritti connessi per i produttori discografici. Si paga anche per la radio accesa.
  • La prevenzione incendi. Sopra una certa capienza l’attività rientra fra quelle soggette ai controlli dei Vigili del fuoco: la soglia va verificata sul DPR 151/2011.
  • I rifiuti. Iscrizione al servizio, contenitori, oli esausti: gli oli da frittura hanno una filiera loro e non vanno nel lavandino né nell’indifferenziata.

04La settimana prima di aprire

Le cose che devono esserci il primo giorno

  • Registratore telematico attivato e collegato
  • Menu con prezzi e allergeni, esposto anche all’esterno
  • Listino prezzi visibile prima di entrare
  • Manuale di autocontrollo e registri già aperti
  • Attestati di formazione del personale
  • Cartello con gli orari di apertura secondo il regolamento comunale
  • Assicurazione di responsabilità civile verso terzi

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Come ti accompagna Omega Horeca

  • La configurazione iniziale ti fa sei domande e prepara sale, tavoli, carta, partite di cucina e registri HACCP già compilabili.
  • Il menu di partenza del tuo mestiere è già scritto, con prezzi da correggere e allergeni già proposti.
  • I documenti legali del locale — privacy per clienti e prenotazioni — si generano dal gestionale.
  • Il registratore telematico si collega quando ce l’hai: fino ad allora il conto si stampa lo stesso.

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Dubbi

Domande frequenti

Serve ancora la licenza per aprire un ristorante?
Nella maggior parte dei casi no: si presenta una SCIA e l’attività può iniziare. Restano però situazioni in cui serve un’autorizzazione preventiva, per esempio in alcune zone tutelate o per attività particolari: lo dice il regolamento comunale.
Il corso SAB è obbligatorio?
È uno dei tre modi di dimostrare il requisito professionale, non l’unico. Se hai l’esperienza o il titolo di studio previsti, il corso non serve.
Posso aprire in un locale che prima era un negozio?
Solo se la destinazione d’uso lo consente e il locale ha i requisiti igienico-sanitari. È la verifica da fare per prima, prima ancora di trattare l’affitto.
Quanto tempo ci vuole?
La SCIA consente di iniziare subito, ma i tempi reali li fanno le altre pratiche: agibilità, canna fumaria, dehors e allacci. Nei casi normali si ragiona in mesi, non in settimane.

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