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Omega Horeca

Conti e margini

Food cost: come si calcola davvero, scarto e resa compresi

Un carciofo pagato un euro non è un euro di cuore di carciofo. Chi non conta lo scarto sbaglia sempre nello stesso verso: per difetto.

6 minuti di lettura Aggiornata al 21 settembre 2026

In breve

  • Il food cost di un piatto è la somma dei suoi ingredienti al netto dello scarto, diviso per le porzioni che la ricetta produce.
  • Lo scarto si conta dividendo per la resa: con il 60% di scarto il costo non aumenta del 60%, ma di due volte e mezzo.
  • La percentuale da sola non decide niente: un piatto al 40% che vende cento porzioni può valere più di uno al 20% che ne vende tre.

Il food cost è il costo delle materie prime di un piatto. Sembra una sottrazione e invece è il conto che nei ristoranti si sbaglia più spesso, perché due pezzi non si vedono sulla fattura del fornitore: quanto si butta, e quante porzioni escono davvero da una preparazione.

Le pagine che trovi in giro si fermano alla divisione «costo diviso prezzo». Questa arriva fino al prezzo da scrivere in carta, e dice anche quando quel prezzo non si può applicare.

01La formula, per intero

costo riga = (prezzo unitario × quantità) ÷ (1 − scarto%)

Il costo di un ingrediente al netto di quello che si butta pulendolo.

food cost porzione = somma dei costi riga ÷ porzioni prodotte

La resa della ricetta: una teglia di lasagne non è una porzione di lasagne.

food cost % = food cost porzione ÷ prezzo di vendita (IVA esclusa) × 100

Si calcola sul prezzo netto: l’IVA non è tua, è un giro di soldi che passa da te.

02Lo scarto: il pezzo che cambia il risultato

Un chilo di carciofi costa 10 €. Pulito, di carciofo ne resta il 40%: lo scarto è il 60%. Per avere 200 grammi di cuore devi comprarne mezzo chilo.

ContoRisultato
200 g × 10 €/kg, senza contare lo scarto2,00 €
200 g × 10 €/kg ÷ 0,40 (resa del 40%)5,00 €
Differenza su 60 porzioni a settimana180 € a settimana
  • Carciofi: si butta oltre la metà.
  • Pesce intero da sfilettare: la resa cambia con la specie e con la taglia.
  • Verdure a foglia: fra pulizia e cottura calano parecchio.
  • Carne da rifilare: il grasso tolto è costo che resta nel piatto degli altri.

03La resa, e i semilavorati

Il ragù non si fa a porzioni: si fa in pentola. Se una pentola produce 2 kg e costa 14 €, il ragù costa 7 €/kg, e una lasagna che ne usa 1,5 kg ne prende 10,50 € — non 14.

La stessa cosa vale per impasti, fondi, besciamelle, salse e basi. Scriverli come ricette separate, con la loro resa, ha due vantaggi: si scrivono una volta sola, e il giorno che la carne aumenta il prezzo cambia in tutti i piatti che la usano.

  1. 1

    Pesa la preparazione finita

    Non quello che hai messo dentro: quello che esce dalla pentola. La differenza è l’evaporazione, ed è già costo.

  2. 2

    Scrivi la resa nella ricetta

    «2 kg», «8 porzioni», «24 pezzi»: è il numero per cui dividere.

  3. 3

    Usa il semilavorato nei piatti

    Il costo al chilo si propaga da solo.

04Dal costo al prezzo

prezzo netto = food cost porzione ÷ food cost % obiettivo

Con food cost obiettivo 30% (0,30) un piatto che costa 3 € si vende a 10 € netti.

Poi si aggiunge l’IVA e si arrotonda a un prezzo che si possa scrivere in carta. Attenzione all’ordine: prima il conto, poi l’arrotondamento. Chi parte dal prezzo «che fanno tutti» e ci infila dentro il food cost sta solo scoprendo se ha ragione.

Tipo di localeFood cost che si vede di solito
PizzeriaMolto basso sulle pizze base, più alto sulle speciali
Ristorante tradizionaleFra il 28% e il 35%, con punte sui piatti di pesce
Bar e caffetteriaBassissimo sulle bevande calde, alto sui panini
Valori di riferimento, non regole: il tuo numero vero è quello che esce dai tuoi acquisti.

05Quando il conto non torna

Le cinque cause, in ordine di frequenza

  • Le porzioni non sono standard: due cuochi, due pesi diversi
  • Lo scarto non è quello scritto: cambia con la stagione e col fornitore
  • I prezzi delle ricette sono vecchi di mesi
  • Il personale mangia dal magazzino senza che risulti da nessuna parte
  • Gli sprechi e gli errori di cucina non finiscono in nessun registro

Con Omega

Come lo calcola Omega Horeca

  • Ogni piatto ha la sua ricetta, con quantità, scarto per riga e resa: il costo si ricalcola quando cambia un ingrediente.
  • I semilavorati sono ricette dentro altre ricette, con un controllo che impedisce al ragù di finire dentro il ragù.
  • Il costo per porzione compare accanto al prezzo in carta, con la percentuale di food cost.
  • Vendere un piatto scarica dal magazzino le materie prime, scarto compreso.

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Dubbi

Domande frequenti

Qual è il food cost giusto per un ristorante?
Non esiste un numero valido per tutti. Fra il 28% e il 35% è la fascia in cui si muovono molti ristoranti tradizionali, ma dipende da quanto pesano personale e affitto: il numero utile è quello che ti lascia margine dopo tutti i costi, non quello di un articolo.
Il food cost si calcola sul prezzo con o senza IVA?
Senza. L’IVA non è un tuo ricavo: se la includi, il food cost sembra più basso di quello che è di circa un decimo.
Ogni quanto vanno aggiornati i costi?
A ogni variazione importante di listino, e comunque quando cambia la stagione. Se i prezzi delle ricette hanno più di sei mesi, il food cost che leggi è un ricordo.
Devo contare anche olio, sale e spezie?
Sì, ma non voce per voce: molti locali usano una percentuale forfettaria sui condimenti minori. L’importante è dichiararla e usarla sempre, non ignorarla.

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